DANZARE I QUATTRO ELEMENTI PER RICONNETTERCI CON NOI STESSI

Ballare, ai giorni nostri e nel mondo dei giovani, significa prima di tutto andare in discoteca, di notte, muovendosi al ritmo di musica. Oppure frequentare un corso di danza, hip-hop, balli occitani, tango argentino, e chi più ne ha più ne metta. Si distingue chi “è capace a ballare” e chi “non ha il senso del ritmo, non è capace”, come se fosse una dote di pochi eletti che sanno muoversi con la musica. 

Penso in realtà che ballare, come cantare, suonare e qualsiasi altra azione che abbia a che fare con la musica e, più in generale, con l’arte, sia una caratteristica intrinseca all’essere umano. La musica è qualcosa che esiste in ognuno di noi e ognuno ha un modo diverso di intenderla perché rappresenta qualcosa che si sente dentro in modo del tutto unico. 

Aprirsi e connettersi alle forze naturali è indispensabile per una vita integra e totale. Noi donne e uomini moderni siamo mossi dalla fretta, dal bisogno di fare ed essere performanti, sempre più lontani dal nostro “sentire”. Con il tempo ci siamo separati dai ritmi della vita naturale ed abbiamo bloccato in noi molte energie vitali che ci appartengono per diritto di nascita. 

Partendo da questi presupposti, voglio raccontarvi come la danza, il ballo, il movimento, mi abbiano aiutato ad andare più in profondità dentro me stessa. Mi hanno permesso di esplorare meglio le connessioni con la natura e col mondo concreto che mi circonda, per vivere nel presente e non nella mia testa, o nel mondo digitale di cellulari e pc. 

Ogni elemento della natura offre qualità e strumenti unici per navigare nella complessità del nostro mondo interiore. Attraverso questa danza consapevole impariamo a gestire le emozioni, ad onorarle e abbracciarle come parti integranti della nostra esperienza quotidiana. Ogni elemento si riflette in noi in maniera differente: danzando possiamo percepire quale ci veste meglio, quale invece è distante da noi, quale fatichiamo a capire, così da avere l’opportunità di ricalibrarci e rifare il pieno di energie. 

Ci siamo trovati una sera in una grande sala, con il pavimento in legno e una stufa che ha reso l’ambiente caldo e accogliente. Eravamo circa dieci-quindici ragazze e ragazzi giovani, più la “maestra”: colei che ci avrebbe guidato in questa “onda danzante”. Siamo partiti con “kundalini”, lo scuotimento. Ad occhi chiusi, con una musica tribale e le ginocchia semi piegate tutto il corpo ha iniziato a “scrollare”, come se dovesse togliersi di dosso quello che non voleva, tutti i pensieri, tutte le preoccupazioni, tutte le pesantezze. Scrollare braccia, gambe, testa, scuotere i capelli, la schiena che scende, i piedi ben ancorati a terra fa bene al corpo per sciogliere le tensioni, come anche trovarsi in quel momento lì, esattamente lì, presenti a noi e agli altri. 

Abbiamo iniziato poi l’onda con il primo elemento: la terra. Danzare questo elemento evoca la compattezza e la solidità che troviamo dentro di noi, nel nostro scheletro e nei nostri muscoli. 

Dopo la terra è venuta l’acqua: noi osserviamo il suo fluire in natura ma anche dentro di noi, nei cambiamenti emotivi, nella capacità di lasciar andare morbidamente e con gentilezza. 

Terzo elemento è quello del fuoco. La forza e la chiarezza dell’elemento portano in sé la qualità della trasformazione e si manifestano in noi nel plesso solare. Il fuoco è calore ed energia vitale. Ultima l’impalpabilità dell’aria, che sentiamo sulla nostra pelle fuori di noi, ma che possiamo percepire dentro come respiro; essa crea spazi sempre più ampi, leggerezza ed infinite possibilità creative. 

Una serata per ricollegarci con il nostro vero io, per lasciare da parte qualunque altro pensiero, e sentire nel profondo la nostra anima nella sua semplicità. Consiglio questa esperienza a chiunque, perché io ne ho percepito i benefici sin da subito, e credo che sia un’attività che, al mondo d’oggi, possa davvero servire a tutti. 

Per informazioni riguardo le prossime “Onde danzanti”, o per avere dei chiarimenti, o semplicemente per capire un po’ di più, contatta il numero dell’organizzatrice! 

Pinuccia Alladio, MusicArTerapeuta nella globalità dei linguaggi: 3403328039

Poetry Slam alla Birrovia!

Il 31 gennaio si terrà presso i locali della Birrovia la terza edizione cuneese del Poetry Slam. Questa terza edizione presenta però una particolarità rispetto alle precedenti: i concorrenti saranno infatti tutti studenti delle scuole superiori della città di Cuneo. Questa edizione si propone infatti come primo evento del festival Poeticôni, il primo festival cuneese della poesia, che si terrà dal 31 gennaio al 2 febbraio. Prima di parlare di come assistere a questa terza edizione, è forse il caso di chiarire cosa sia un Poetry Slam. Non so se voi, gentili lettori, abbiate mai sentito parlare degli antichi agoni poetici organizzati nelle grandi città greche. Se la risposta è affermativa, saprete allora che cos’è in parte un Poetry Slam. In caso contrario, non preoccupatevi, ora ve lo spiego.

Il Poetry Slam consiste in una “competizione”, termine che alla maggior parte degli slammer, i poeti che partecipano a questa “competizione”, non piace affatto. Dobbiamo infatti pensare a questa competizione ricordando la sua etimologia: cum (insieme, con) + petere (andare verso). Dunque in questo caso la competizione è un procedere insieme di slammers slammersslammers e pubblico. Compresa la tipologia di competizione, per cui al vincitore è comunque destinato un premio – la parte meno importante – dobbiamo ora passare al suo svolgimento. Per prima cosa viene stabilita una giuria di cinque persone prese casualmente dal pubblico con il compito di giudicare il primo giro di esibizioni, compito mantenuto anche dal resto del pubblico, il quale può esprimere la propria approvazione alle votazioni della giuria o il proprio dissenso. La giuria assegnerà, al termine di ciascuna esibizione un voto da uno a dieci. Può anche assegnare punti decimali come 6,36 o 8,46. Una volta terminate le votazioni si eliminano il voto più alto e quello più basso, mantenendo gli altri tre che si sommano e formano il voto dello slammer.

Passiamo ora allo svolgimento dell’esibizione. La presentatrice, in questo caso l’espertissima, verrebbe da dire veterana del Poetry Slam, Francesca Saladino, presenta il primo concorrente. Questo, salito sul palco, darà una piccola introduzione della sua poesia e, una volta detto “Slam!”, inizierà la sua performance, la quale non potrà essere eseguita con l’ausilio di oggetti di scena. Terminata questa, la giuria darà il suo verdetto e lo stesso farà il pubblico. Una volta che l’intera giuria ha espresso il suo voto, il notaio, per l’occasione Riccardo Meynardi, sommerà il punteggio senza tenere conto del voto più alto e di quello più basso. Si procede come detto finché tutti i partecipanti non hanno interpretato la loro poesia. Poi, la giuria viene sciolta e se ne forma un’altra, sempre di cinque membri scelti casualmente. I poeti procedono dunque con l’interpretazione della loro seconda poesia. Quando il notaio ha segnato tutti i punteggi si procedono a eventuali, e rari, spareggi, i quali avvengono come per ogni altra competizione simile. In caso in cui non ci sia necessità di spareggi, si procede alla finale. Per l’occasione viene composta una terza giuria con lo stesso compito di quelle precedenti. Terminate le due performances, la giuria stabilisce un vincitore.

Se vi ho incuriosito, come spero, sappiate che il 31 gennaio dalle ore 20 potrete essere parte del pubblico prenotando un tavolo alla Birrovia e chiedendo esplicitamente della sala con il palco. Per chi fosse interessato la serata proseguirà poi con un’esibizione, a partire dalle 21.30, del tre volte campione italiano di Poetry Slam Simone Savogin, che porterà i suoi pezzi sul palco e racconterà la storia del Poetry Slam in Italia.

Vi aspettiamo numerosi!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/_poppoetry_/ 

POETRY SLAM A CUNEO!

Il 28 novembre si terrà presso i locali della Birrovia la seconda edizione cuneese del Poetry Slam. Prima di parlare di come assistere a questa seconda edizione, è forse il caso di chiarire cosa sia un Poetry Slam. Non so se voi, gentili lettori, abbiate mai sentito parlare degli antichi agoni poetici organizzati nelle grandi città greche. Se la risposta è affermativa, saprete allora che cos’è in parte un Poetry Slam. In caso contrario, non preoccupatevi, ora ve lo spiego.

Il Poetry Slam consiste in una “competizione”, termine che alla maggior parte degli slammer, i poeti che partecipano a questa “competizione”, non piace affatto. Dobbiamo infatti pensare a questa competizione ricordando la sua etimologia: cum (insieme, con) + petere (andare verso). Dunque in questo caso la competizione è un procedere insieme di slammers e slammers, slammers e pubblico. Compresa la tipologia di competizione, per cui al vincitore è comunque destinato un premio – la parte meno importante – dobbiamo ora passare al suo svolgimento. Per prima cosa viene stabilita una giuria di cinque persone prese casualmente dal pubblico con il compito di giudicare il primo giro di esibizioni, compito mantenuto anche dal resto del pubblico, il quale può esprimere la propria approvazione alle votazioni della giuria o il proprio dissenso. La giuria assegnerà, al termine di ciascuna esibizione un voto da uno a dieci. Può anche assegnare punti decimali come 6,36 o 8,46. Una volta terminate le votazioni si eliminano il voto più alto e quello più basso, mantenendo gli altri tre che si sommano e formano il voto dello slammer.

Passiamo ora allo svolgimento dell’esibizione. La presentatrice, in questo caso l’espertissima, verrebbe da dire veterana del Poetry Slam, Francesca Saladino, presenta il primo concorrente. Questo, salito sul palco, darà una piccola introduzione della sua poesia e, una volta detto “Slam!”, inizierà la sua performance, la quale non potrà essere eseguita con l’ausilio di oggetti di scena. Terminata questa, la giuria darà il suo verdetto e lo stesso farà il pubblico. Una volta che l’intera giuria ha espresso il suo voto, il notaio, per l’occasione Riccardo Meynardi, sommerà il punteggio senza tenere conto del voto più alto e di quello più basso. Si procede come detto finché tutti i partecipanti non hanno interpretato la loro poesia. Poi, la giuria viene sciolta e se ne forma un’altra, sempre di cinque membri scelti casualmente. I poeti procedono dunque con l’interpretazione della loro seconda poesia. Quando il notaio ha segnato tutti i punteggi si procedono a eventuali, e rari, spareggi, i quali avvengono come per ogni altra competizione simile. In caso in cui non ci sia necessità di spareggi, si procede alla finale. Per l’occasione viene composta una terza giuria con lo stesso compito di quelle precedenti. Terminate le due performances, la giuria stabilisce un vincitore.

Se vi ho incuriosito, come spero, sappiate che il 28 novembre dalle ore 21 potrete essere parte del pubblico prenotando un tavolo alla Birrovia e chiedendo esplicitamente della sala con il palco.

Vi aspettiamo numerosi!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/_poppoetry_/ 

 

ABBI DUBBI

Della compagnia di circo “Treggì” della scuola “Fuma che n’duma”

 

Abbi dubbi! Spesso associamo l’essere indecisi, il non saper compiere una scelta, ad una debolezza. 

Abbi dubbi è il titolo di uno spettacolo di circo, che poi, di solo circo proprio non è, ma è anche un invito per chiunque stia leggendo queste parole, me compresa. 

Chi non è determinato, chi non è sicuro di ogni sua decisione, chi, dopo una domanda, resta lì, titubante, a pensare ad una possibile risposta, è qualcuno che probabilmente giudicheremmo come insicuro. 

Ma spesso e volentieri, siamo noi stessi che non ci diamo la possibilità di avere dubbi. Ci lasciamo trasportare dall’idea del “si è sempre fatto così”, senza mettere in dubbio il modo in cui trascorriamo la nostra esistenza. Perché, se vissuta così, forse è proprio un trascorrere la vita, non un viverla. Nella quotidianità andiamo avanti col pilota automatico. Siamo convinti di essere sempre noi ad avere ragione, sicuri in ogni nostra scelta, e non mettiamo più in dubbio nulla. O forse, semplicemente, è molto più comodo non mettere in dubbio nulla, e continuare come si è sempre fatto. 

Ma è anche la società in cui viviamo ad assumere questo atteggiamento. E questo è un messaggio chiarissimo che ci urlano i protagonisti di questo spettacolo. Siamo abituati ad assumere per vero tutto quello che ci è stato insegnato, tutto quello che la tradizione, ogni giorno, ci tramanda. 

Sei una sposa… devi trovare l’abito perfetto. Sei una segretaria… è meglio che tu abbia i tacchi. 

Sei un imprenditore… devi mettere giacca e cravatta”.

Queste alcune delle parole di uno dei momenti in cui gli artisti fanno sentire la loro voce, che ci portano a pensare: ma noi, davvero, cosa vogliamo? Io, sotto tutto, nonostante tutto quello che mi dice la società, mia mamma, il mio fidanzato, la mia comunità, i miei professori: io, cosa voglio? Che scelta faccio? 

Tutto parte in chiave ironica, fil rouge di molti spettacoli della compagnia, l’ironia, e in ciò che porta in scena: il “dubbio amletico”: a maggio, la sera a cena con gli amici, prendo la giacca o no? Il dubbio, che può apparire superficiale, dà la possibilità di introdurci in quello che i ragazzi hanno elaborato nei mesi di preparazione dello spettacolo, e in ciò che vogliono esprimere. Ogni scelta, piccola o grande che sia, fa parte di noi, fa parte della nostra storia. È una grande responsabilità! Ci identifica, fa capire chi siamo, e ci rende unici. Nessuno ha fatto tutte le scelte che abbiamo fatto noi, fino a questo momento della nostra vita.

Lo spettacolo non è un susseguirsi di numeri ed esibizioni, come un comune spettacolo di circo. È molto di più. È la storia di adolescenti, dai quattordici ai diciannove anni, che si sono messi in dubbio. Che si sono chiesti, ciascuno, quale fossero le scelte più difficili. Quali sono, ogni giorno, le difficoltà da affrontare. Senza giudizio, senza definirle piccole o grandi, perché è troppo soggettivo e dipende da persona a persona. 

È la storia, urlata, cantata, danzata, narrata. È la storia raccontata in alto, sul trapezio (in cinque), o in aria, sui tessuti. È la storia di quando sei da solo e nessuno ti ascolta. È la storia di chi non ha paura di lasciarsi cadere nel vuoto, magari perché non ha altra possibilità. È la storia di chi ha bisogno degli altri per vivere. Di chi, in fondo, solo non è mai. È una storia di fiducia, di chi regge qualcuno sulle proprie spalle (letteralmente e non), perché riesca a stare in piedi. È la storia di chi è costretto per tutta la vita a sottostare alle scelte degli altri, fino ad un certo punto in cui no. In cui si chiede cosa vuole davvero, in cui ha dubbi. In cui si ribella, in cui scopre sé stess* e allora, improvvisamente, tutto inizia ad essere colorato, tutto inizia ad avere senso. 

È una storia scritta, pensata, interpretata e raccontata interamente da venti ragazze e ragazzi, diversi tra loro ma che si muovono assieme. Che ci dicono in faccia che si, è necessario avere dubbi, sempre. Che chi non ha dubbi non vive davvero. Chi non si mette in discussione. Chi non fallisce mai, chi sembra sempre far tutto giusto, ha già perso in partenza. 

Non è una debolezza mettersi in discussione, è la più grande forma di crescita personale che ognuno può provare. È la dimostrazione del nostro essere vivi, umani e, come tali, fallibili. 

 I corpi sono immobili, alle volte. Più spesso, in posizioni scomode, con i muscoli tesi per lo sforzo di lanciarsi in aria, o di sostenersi con la sola forza delle braccia. Sono corpi scattanti, vivi, liberi, forti e deboli insieme, potenti e dolci, corpi giovani e pieni di energia, instancabili. Sono corpi in cui si legge tutto quello che siamo noi, e cioè un mucchio di incertezze. Perché solo così possiamo scoprire chi siamo davvero, solo essendo elastici mentalmente. Senza alcuna rigidità, senza alcuna cosa data per certa, per scontata. Ponendoci in una condizione di dubbio continuo. 

Abbi dubbi, allora, è l’augurio che faccio ad ognuno di noi. E se ancora avete dei dubbi (il che è positivo, a questo punto!), lascio che siano le parole che arrivano direttamente dalla canzone scritta per lo spettacolo, e che gli dà anche il titolo: 

Abbi Dubbi di Angelica

abbi dubbi quando il sole scompare

abbi dubbi quando sai già di esitare

abbi dubbi quando vedi un cambiamento da affrontare 

abbi dubbi quando pensi di lasciare stare

abbi dubbi se il tempo non ti aspetta

abbi dubbi quando esprimi una certezza

abbi dubbi quando pensi di essere imperfetta

abbi dubbi quando senti una promessa eterna

 

scelte come note in un tempo senza fine

questo cammino incerto mi rende un po’ più vile

 

scegliamo il destino a passi leggeri 

le piccole scelte, i nostri pensieri

ma dietro le semplici cose

si creano le nostre storie

 

abbi dubbi quando non sai come amare

abbi dubbi quando non ti puoi fidare

abbi dubbi quando pensi di essere banale

abbi dubbi quando premi troppo quel pedale

abbi dubbi quando doni una carezza

abbi dubbi quando corri troppo in fretta

abbi dubbi quando scegli tra sinistra e destra 

abbi dubbi quando avanzi verso la tempesta

 

scelte come note in un tempo senza fine

questo cammino incerto mi rende un po’ sottile 

 

scegliamo il destino a passi leggeri 

le piccole scelte, i nostri pensieri

ma dietro le semplici cose

si creano le nostre storie

 

tra il chiarore dell’alba e il buio della sera

la melodia della scelta sempre contesa

dubbi si dissolvono come una candela 

ad ogni passo incerto sto una vita intera

 

Prossima replica: martedì 9 luglio, alle ore 21,30 al Tendone di Savigliano (Via Snos 9, Savigliano)

Per info: 

 https://fumachenduma.it

Instagram: @fumachenduma

Instagram della compagnia: @treggì

 

Arriva il POETRY SLAM a Cuneo

Avete mai sentito parlare di quei poeti che nell’antichità erano soliti cantare e presentare le proprie poesie davanti a un pubblico? Beh, a Cuneo ci sarà un evento per cui potrete assistere a qualcosa di molto simile. Infatti il 18 aprile, presso i locali della Birrovia alle 21.30 si terrà il primo Poetry Slam della città di Cuneo, ossia il Versala Poetry Slam, organizzato dalla scrittrice e poetessa Francesca Saladino, che ha già avuto modo di organizzare eventi simili in Campania.

Ma che cos’è un Poetry Slam?

Un Poetry Slam è un evento grazie al quale chiunque lo desideri può presentare, tramite delle performance, le proprie poesie. Essendo caratterizzato da più performance questo evento riesce facilmente a creare un ambiente ricco di creatività e favorevole all’aggregazione.  Questo grazie anche al divertimento non solo del pubblico, ma anche degli stessi poeti.

Ruolo centrale lo avrà anche il pubblico, che potrà votare il propriə poetə preferitə! Che aspetti? 

Per maggiori informazioni visita il sito: https://www.facebook.com/share/NbTpeac5HnZwnVVS/

Ci vediamo lì ad ascoltare poesie inedite! (o a recitarle, chi lo può dire)

Intervista alla Macabra Moka, in live il 9 luglio alla Birrovia

Tornano i live e torna a esibirsi La Macabra Moka, band rock underground cuneese dai testi e dalle sonorità mai banali. Come riporta il nome della band, ascoltare la loro musica è come bere un caffè da un amico, ma con una voce in testa cinica e fatalista che ti ricorda il lato ruvido e macabro della vita. Lo stesso pezzo da una parte può strapparti un sorriso, dall’altra farti salire un brivido lungo la schiena.

 Ho avuto l’occasione di intervistare il gruppo prima del live La Macabra Moka se la canta e se la suona del 9 luglio alla Birrovia di Cuneo, dove i ragazzi si esibiranno ripercorrendo i loro ormai undici anni di attività insieme e proponendo le loro canzoni in versione acustica. Per chi non potrà esserci al live, molto interessante anche il progetto di registrazione della band, documentato attraverso video che si possono trovare su Youtube, il primo dal titolo 30 anni e non sentirli.

Per chi ancora non vi conosce, ci raccontate cos’è e come nasce La Macabra Moka?

La Macabra Moka è una band rock underground di Cuneo nata nel 2010 dalle ceneri di un precedente gruppo chiamato Elia & Moka Cukka. I componenti sono Elia Dadone (batteria), Fabio Serale (chitarra elettrica), Stefano Dessì (chitarra elettrica) e Pietro Parola (voce, e dal 2019 basso elettrico e voce). Il gruppo è nato come progetto parallelo dato che ai tempi tutti i membri avevano già una band; questo ha fatto sì che la prima demo (uscita nel 2011) fosse molto versatile e comprendesse diversi generi. Con quella demo la band ha cominciato a suonare dal vivo nelle province di Cuneo e Torino, partecipando a diversi concorsi e vincendoli (Aclinfestival Rock, Suoni Emergenti, Tracce sonore). Nel momento in cui tutti gli altri progetti sono terminati, il gruppo ha scelto una direzione ben precisa che ha portato a una sonorità stoner con attitudine hardcore;  il primo album Ammazzacaffè uscito nel 2013 testimonia questa scelta. Dopo questo disco la band ha cominciato a suonare fuori dal Piemonte, sfruttando soprattutto il giro dei centri sociali. Nel 2017 è poi uscito il secondo album, Tubo Catodico, che ha mantenuto le sonorità del primo disco ma è frutto di un gusto un po’ più vario maturato negli anni, con il risultato di pezzi più distinti l’uno dall’altro. In parallelo a questo, la band ha proposto anche un’attività dal vivo in acustico che ha portato a un mini album live nel 2011 e una mini tournèe tra il 2018 e il 2019.

 

Quali sono le influenze più importanti per il vostro stile musicale?

Si parte dal rock degli anni ‘90 e 2000 (Nirvana, Foo Fighters, The Smashing Pumpinks, Queens of the Stone Age, Truckfighters, Biffy Clyro, Marlene Kuntz, Il Teatro degli Orrori…) con ulteriori forti influenze provenienti dai gruppi che la band seguiva a livello territoriale (grazie a locali come il Nuvolari di Cuneo, il Ratatoj di Saluzzo e il Cinema Vekkio di Alba): i Cani Sciorrì, gli Slaiver, i Fuh e di conseguenza tutti quelli della scena della Canalese Noise.

 

Lo scorso anno avete compiuto dieci anni come band: dal 2010 quanto siete cambiati e vi siete evoluti?

Per molti anni il gruppo ha avuto due chitarre elettriche, la batteria e la voce: il basso non c’era e veniva registrato solo nei dischi mentre nei live una delle due chitarre veniva “sdoppiata” in un amplificatore da basso per sopperire alla sua mancanza. Nell’ultimo periodo invece si è deciso di inserire il basso ma facendolo suonare al cantante, in modo da non snaturare l’equilibrio del gruppo. Negli anni ci sono stati diversi cambiamenti anche dal punto di vista del suono: all’inizio il fatto di non avere il basso ha portato a un “droppaggio” delle chitarre che ha contraddistinto il suono avvicinandolo alle sonorità stoner e indirizzandolo verso l’hardcore. Con il passare del tempo invece, pur mantenendo simili sonorità, si è passati da tempi semplici a tempi composti, uscendo dalla mentalità del “suono dritto”. Anche i testi negli anni hanno avuto delle evoluzioni: all’inizio avevano una componente di contestazione e di rabbia mista alla demenzialità, e man mano sono diventati più intimi ma al tempo stesso provocatori. E mentre all’inizio non si sentiva il bisogno di creare ritornelli con il tempo si è scelto invece di inserirli, dando alle canzoni una struttura un po’ più classica.

 

Come nasce un vostro pezzo? C’è un processo creativo che si ripete o è ogni volta un’avventura nuova?

Di solito si parte da dei riff di chitarra proposti da Fabio o Stefano, si elaborano con la batteria e si cerca di dare forma alla canzone; spesso l’idea di partenza viene poi stravolta grazie alla partecipazione degli altri. A quel punto Pietro inventa una melodia per la voce utilizzando quello che viene chiamato “l’inglese falso” e di lì a poco crea quello che è il vero e proprio testo.

Prima dell’ingresso del basso, la parte di questo strumento veniva studiata successivamente, mentre con la sua entrata il basso ha cominciato a far parte direttamente del processo di creazione durante le prove. A differenza poi dei primi anni, quando il pezzo veniva creato per essere registrato, con il tempo il gruppo ha cominciato a fare quelle che si chiamano “fasi di pre-produzione”, che hanno fatto la differenza per quanto riguarda gli arrangiamenti e i cori.

Quando  invece il gruppo decide di convertire i pezzi in acustico, le canzoni vengono destrutturate completamente sia nei ritmi che nella melodia, creando di fatto delle nuove canzoni, dove solo il testo rimane identico anche se viene cantato in maniera diversa.

 

Dove e quando possiamo venire a sentirvi?

Venerdì 9 luglio suoneremo alla Birrovia di Cuneo, dove con Alessandro Cherry Cerato (presentatore e disturbatore) ripercorreremo i nostri anni di attività e dove suoneremo le canzoni in versione acustica. Per quanto riguarda l’elettrico, considerando che i nostri concerti sono sempre “movimentati”, finchè il pubblico dovrà restare seduto preferiamo non esibirci. In questo ultimo periodo però abbiamo deciso di sopperire a questa mancanza andando a registrare alcune canzoni (in elettrico) in diversi studi di registrazione dove avevamo piacere di produrre qualcosa. Stiamo documentando il tutto attraverso dei video che potete trovare su Youtube (li ha fatti il nostro amico Fred Cigno che ci ha seguiti per molti live in giro per l’Italia). Per ora è uscito il primo, dal titolo 30 anni e non sentirli, ma continueremo a produrne degli altri. È  un modo per “stimolarci” e per testimoniare il lavoro che stiamo facendo.

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